In un lembo remoto d'Italia, la costa jonica calabrese attorno a Locri, è esploso nel 2009 un fenomeno musicale e culturale straordinario. Mimmo Cavallaro con i TaranProject ha tenuto in sei mesi oltre settanta concerti, conoscendo un successo via via sempre più travolgente, fino a suscitare un'autentica passione collettiva.
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'nu Sonu Divinu!

Quello dei TaranProject è un castello delle meraviglie, che affonda radici vive nella tradizione musicale della Locride. Due sono i meastosi bastioni che lo innervano di linfa pregiata: ad uno presiede Mimmo Cavallaro, cresciuto attraverso le esperienze con Folìa e TaranKhan, di cui abbiamo già diffusamente parlato; l'altro fa capo a Cosimo Papandrea, e con il fascinoso nome di SonuDivinu emerse prepotente, dalla terra di cui si era da sempre nutrito, nell'anno 2005.
Per narrare questa storia c'è da tornare a dove eravamo rimasti con la storia precedente.
Completata la registrazione del cd Albjonica nell'estate 2005, e dopo un ultimo straordinario concerto a Siderno, anche la seconda incarnazione dei TaranKhan si scioglie: Fabio Macagnino rimane solo, e riprende il suo ideale girovagare alla ricerca di nuove suggestioni sonore.
E' il Natale 2004 quando, all'osteria Micuicola a Marina di Gioiosa, conosce U Caddararu, suonatore di organetto e cantante d'occasione nei locali, nelle feste e negli incontri conviviali. Il soprannome di Caddararu gli viene dal mestiere di famiglia, i Papandrea, che appunto stagnavano le caldaie in cui si bolliva il maiale; Cosimo, fin da ragazzo, raccoglie frotte di ascoltatori entusiasti attorno ad un repertorio basato soprattutto sulle tradizionali muttette, largamente improvvisato, estemporaneo e diseguale, nel quale già baluginano due grezze pepite, Mulinarella e Corvu Nigru, sia pur in versioni molto diverse da quelle che ora conosciamo. Fabio intravede l'enorme potenzialità, artistica e comunicativa, del personaggio, e gli propone di accompagnarlo con il tamburello; Cosimo, probabilmente consapevole di quanto quella dimensione fosse ormai angusta per il suo talento, accetta – e l'abbinamento funziona, eccome! Le canzoni vengono messe ben a fuoco, sfrondate e rese più incisive, e il duo prende il volo.

Fabio pensa di aggiungere chitarra e basso, ma Francesco Loccisano e Stefano Simonetta, suoi compagni nei TaranKhan, hanno ormai intrapreso una diversa e prestigiosa via, entrando nel gruppo di Eugenio Bennato. Gli viene in mente che Stefano ha un fratello che anche lui suonava: Andrea Simonetta, che aveva studiato la chitarra classica in gioventù, suonato per un periodo nei pianobar, affiancato qualche volta il fratello Stefano nei TaranKhan, ma poi appeso la chitarra al chiodo quando s'era iscritto all'università.
Ci piace immaginare la scena come in un western con Clint Eastwood: alla richiesta di Fabio, che sa evidentemente toccar le giuste corde emotive, Andrea appoggia la (immaginaria) sigaretta al tavolo, imperturbabile stacca la chitarra dal muro, con gesti calmi e sapienti la spolvera e la lustra, e socchiudendo gli occhi sibila: “conta su di me”; si calca il cappello in capo, sale sul suo cavallo (questo non tanto immaginario, vista la sua foto qui accanto) e, con Fabio al fianco, si avvia in campo lungo dentro il canyon; anzi la fiumara: verso Junchi, la contrada natìa di Cosimo, dove si terrà il loro primo concerto in piazza. Andrea va così a riannodare le fila di una personale avventura musicale che credeva di aver già definitivamente abbandonato, e che invece da qui in avanti regalerà a lui grandi soddisfazioni, e a noi la felicità di godere della sua arte eccelsa dell'arpeggio.
Al basso c'è inizialmente Ilario Totino, in arte Tatatumbata, e questo è il quartetto che nel 2005 si esibisce con l'incredibile nome di Atnarat (“taranta” all'incontrario!), soprattutto in locali come il Blue Marine e lo stesso Micuicola (ora ristrutturato: ma vi si può incontrare Alessandro, che vi lavorava già a quei tempi, e volentieri li racconta come favolosi).

Ma c'è un altro filo da tessere, nella nostra storia, e narra di Carmelo Scarfò, un ragazzo di Mammola, paesino dell'entroterra, con la passione per il rock: lo ha sempre suonato con gli amici, e quando questi si sono dispersi, alla fine della scuola superiore, ha messo su un gruppo con fratelli e sorelle, e l'ha chiamato Scarma: una famiglia d'arte!
Carmelo si interessa anche della cura del sound e degli aspetti tecnici della registrazione, e di mille altre cose: ad esempio ama fare rafting, lungo fiumare e cascate, che in Aspromonte non mancano.
Un giorno si trova a partecipare ad un'escursione impegnativa, e accanto a lui c'è un signore che non ce la fa più: Carmelo, ragazzo esuberante e generoso, si offre di portargli il pesantissimo zaino, lungo sentieri impervi e pietrosi, e a fine giornata si ritrova sfinito, con le ginocchia a pezzi, a sorseggiare una birra in un'osteria di Samo, caratteristico borgo affacciato sulla fiumara La Verde; al tavolo accanto siedono due anziani del paese, uno con l'organetto e l'altro col tamburello, e suonano, incuranti del mondo che cambia attorno a loro, come immersi in un passato remoto e favoloso; Carmelo è colpito da questa arcaica visione, ma a riportarlo alla realtà è lo squillo del cellulare: lo chiamano per suonare il basso, stasera stessa, in un concerto in piazza – non capisce bene che genere di serata sarà, la linea è disturbata, ma Carmelo dice comunque di sì, perché questo è il suo carattere. C'è giusto il tempo di passare da casa, per una doccia, e ...rendersi conto che le ginocchia dolgono terribilmente! Carmelo vorrebbe richiamare quel conoscente che l'ha invitato, dirgli che proprio non ce la fa... ma non riesce a raggiungerlo. E così si sobbarca anche quest'altro impegno. Giunge sul posto, zoppicando vistosamente, e ad accoglierlo trova Fabio: con una caviglia ingessata!
Scoppiano a ridere, e ancor di più quando Fabio dice a Carmelo che suoneranno tarantelle: Carmelo non le conosce, anzi, come tutti i ragazzi della sua età, le considera un po' come ciarpame di nessun interesse, e non le ha mai suonate.
Ma soprattutto: come si potrà presentare al pubblico, ad un concerto che ha per scopo di far ballare, una sezione ritmica così combinata, un batterista col piede ingessato e un bassista con le ginocchia fasciate?
Carmelo confessa che quella fu l'unica volta nella sua vita in cui suonò da seduto - e sappiamo bene quali salti e acrobazie costellino ora ogni sua performance! - eppure fu proprio da quella giornata particolare, segnata dall'enigmatica epifanìa dei due anziani suonatori a Samo, da un concatenarsi di coincidenze, da questo flash in cui lo si vede costretto all'immobilità, che partì per lui una nuova carriera – e che carriera! Da allora in poi il suo basso potente, dinamico, fantasioso divenne un marchio di qualità universalmente riconosciuto.

Così si formarono dunque i SonuDivinu: questo il nuovo nome, che giocava sull'habitat nativo del gruppo, i locali e le osterie, eppure svelava una predestinazione a divenire presto oggetto di culto.
La parabola del gruppo intraprese un'ascesa irresistibile, fatta in seguito anche di sempre più frequenti feste di piazza, dove cominciò a radunarsi e a riconoscersi in una comune identità quel pubblico che in buona parte ancor oggi è il nocciolo duro della folla di fedeli che accompagna i TaranProject. Fu lì che giunsero a completa maturazione “Mulinarella” e “Corvu Nigru”, ed esplosero altri due classici come “Spagna” e “Japri 'ssu barcuni”: il poker di canzoni che ha consegnato definitivamente il nome di Cosimo Papandrea alla Storia della Musica, con tutte le maiuscole possibili.

A grande richiesta dei fans, i SonuDivinu assemblano in fretta un cd, con brani dal vivo, autoprodotto e distribuito solo in occasione dei concerti, che ce li restituisce in tutta la loro verve, con un sound già vicino ai futuri TaranProject, nel quale tuttavia predominano le chitarre, non c'è ancora la lira, e si coglie un feeling vagamente country.


Fabio coltiva ambizioni ancor più alte, e tutte passano attraverso l'idea, geniale e risolutiva, di cui fu il propugnatore e l'artefice: far incontrare e collaborare Cosimo con Mimmo Cavallaro, col quale – ricordiamo – Fabio aveva a lungo condiviso il cammino artistico nato con i Folìa e poi fiorito con i TaranKhan; e fu così che Mimmo venne dapprima invitato come ospite in alcuni concerti dei SonuDivinu, e poi nacquero i progetti Bassa Marea e Karakolo Fool, con tournée in Uruguay e Argentina, e uno splendido cd, ora di ardua reperibilità.
Siamo alla primavera 2009, quando dal calderone ribollente di iniziative e collaborazioni (c'è anche un gruppo di nome Gozzansamble, in cui suonano Mimmo, Andrea, Gabriele Albanese e Roberto de Angelis, percussionista ora membro di Koralira e TaranQuartet) la formazione che schizza fuori come una incandescente cometa è quella che ora tutti osanniamo, i TaranProject, con l'ingresso di Alfredo alle percussioni e Giovanna, sorella di Carmelo, al ballo e alla voce. Gli altri progetti passano inevitabilmente in seconda fila; ma andrà, almeno qui, riconosciuto a Fabio Macagnino il ruolo che è stato suo, di instancabile catalizzatore di talenti, di straordinario rabdomante di quasi tutte le vene aurifere che sono poi confluite ad alimentare l'incommensurabile tesoro TaranProject.

Ora Fabio prosegue la sua ricerca della pietra filosofale in musica lungo una diversa e promettente direzione: con gli Scialaruga compone canzoni in dialetto calabrese, rivitalizzando gli stilemi musicali della tradizione in una dimensione originale, in cui la memoria del passato diviene lucida coscienza del presente.
Lo attendiamo con impazienza all'imminente cd.
E chissà che il suo percorso artistico non torni prima o poi ad incontrare quello dei compagni con cui ha condiviso tante avventure e passioni.

7 commenti:

  1. Filippo: FANTASTICOOOOO
    Incantata dal racconto, ecco immagini nitide nella mia mente...

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  2. GRAZIE Fildiferro per tutti questi preziosi particolari !
    Sembra una favola ma è la realtà di tutti questi fili intrecciati e tessuti per arrivare ad oggi...
    e a domani.

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  3. Ho riletto ancora una volta, dopo qualche giorno, questa storia affascinante, e mi rendo conto che il sogno coltivato per silenziosi decenni non si è affatto perduto: mio fratello Fildiferro non "scriverà", ma sta già scrivendo il suo romanzo! L'ispirazione lo ha raggiunto, il colpo di fulmine c'è stato. E noi addirittura lo leggiamo riga per riga mentre nasce!
    E a te, caro Francesco Franco, mille auguri per il tuo anniversario danzante e per tutti i fiori e i frutti che ancora ne verranno.

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  4. Grazie per questo meraviglioso racconto.

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  5. Per chi volesse approfondire la conoscenza di ScialaRuga ecco il link al podcast di una lunga e interessantissima intervista radiofonica.
    Il programma è Verso Sud, di Ruggero Brizzi e Francesco Lesce, ed anche le puntate precedenti meritano un ascolto!
    http://ponteradio.unical.it/site/news/podcast.php?subaction=showfull&id=1276509250&archive=&start_from=&ucat=23&

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  6. MERCI BEAUCOUP !!!!

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  7. GRAZIE MILLE PER QUESTA BELLA MUSICA. MI AVEVA DIMENTICATO QUANTO E MERVEGLIOSA LA TARANTELLA. ABITO A ST LAURENT DE MURE IN FRANCIA E IERI SERA IL 12 OTTOBRE 2013, TUTTO ERA TROPPO BELLO. SPERO UN'ALTRA SERA COME IERI E SEMPRE IN FRANCIA. GRAZIE A VOI TUTTI

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