In un lembo remoto d'Italia, la costa jonica calabrese attorno a Locri, è esploso nel 2009 un fenomeno musicale e culturale straordinario. Mimmo Cavallaro con i TaranProject ha tenuto in sei mesi oltre settanta concerti, conoscendo un successo via via sempre più travolgente, fino a suscitare un'autentica passione collettiva.
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Strada passeggera

Amuri, Gilusìa, Spartenza e Sdegnu: sono i quattro classici filoni cui si suole ricondurre le canzoni della tradizione musicale calabrese.
Nel repertorio dei TaranProject sono ampiamente rappresentati il tema dell'amore e quello del viaggio, della lontananza; c'è qualche brano che ha per filo conduttore la gelosia; ma assai meno frequente è il tema dello sdegno: forse solo in questa ballata, Passeggera, sfogo amaro di un innamorato deluso.

Tramandata in varie zone della regione, già inserita nel cd “Sona Battenti” di Mimmo, è stata ripresa dai TaranProject la scorsa estate in una versione rinnovata; dell'impatto scenico mirabolante, delle sonorità originali e così incisive abbiamo già detto in precedenza, ma soffermiamoci ora sul testo.



Il termine sdegnu non ha un esatto equivalente in italiano: designa un sentimento dai risvolti contrastati, che mescola orgoglio ferito e impulso di cieca vendetta, il ripudio dell'amata intrecciato inscindibilmente al rimpianto, un'ostentata indifferenza che è al tempo stesso resa disperata. Con un'intensità che sprizza prorompente da questa invettiva: l'amore concluso è stato niente più che un tratto di strada passeggera; eppure ora ogni passo, ogni rabbiosa “pedata”, costa lacrime copiose e intrise di fiele.
E' un veleno che contamina ogni cosa, con la potenza di un'ondata di piena che cambia faccia al mondo; e qui il controcanto di Giovanna, dea vendicatrice avvolta di bagliori spettrali, risuona come un anatema il cui eco non si spegnerà facilmente.
E' una rappresentazione perfetta, che avvolge i sensi e ci pervade.

Il filmato da youtube, purtroppo parzialmente incompleto, è stato girato da Marimiketta ad Amaroni, lo scorso luglio.
Nei commenti c'è la traduzione in italiano.

Passeggera

Ohi strada passeggera e mò ti lassu,
ciangendu mi'ndi vaju alla via mia.

E mò ti lassu gioia e mò ti lassu,
ciangendu mi'ndi vaju alla via mia.

Ogni pedata chi di tia m'arrassu
centu funtani vannu all'occhji mia.

De tia m’arrassu gioia de tia m’arrassu,
centu funtani vannu all'occhji mia.

Nun sù funtani di velenu e tassu,
'nzo chi ncì vida l'imbelenarria.

'Mbelenu puru li strati adduvi passu,
'mbelenati li dassu commu a mia.

De duvi passu gioia de duvi passu
'mbelenati li dassu commu a mia.

7 commenti:

  1. Passeggera

    Oh strada passeggera, ora ti lascio,
    piangendo me ne vado alla via mia.
    Ora ti lascio, gioia, ora ti lascio
    piangendo me ne vado alla via mia.
    Ad ogni passo con cui da te m’allontano
    cento fontane vanno agli occhi miei.
    Mi allontano da te, gioia, mi allontano da te,
    cento fontane vanno agli occhi miei.
    Non sono lacrime, ma di veleno e tasso:
    qualsiasi cosa veda l'avvelenerei.
    Avveleno anche le strade dove passo,
    avvelenate le lascio come me.
    Di dove passo, gioia, di dove passo
    avvelenate le lascio come me.

    Note al testo:
    Il tasso è un arbusto notoriamente velenoso.
    C'è qualche ambiguità nel verso Nun sù funtani di velenu e tassu,
    che in molte versioni tradizionali è più appropriatamente Nun sù funtani, sù velenu e tassu. Forse in questo caso, come mi ha suggerito Francesco Franco, va inteso come la contrazione di un più esplicativo Nun sù funtani d'acqua, ma di velenu e tassu.

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  2. Francesco Franco6 aprile 2013 17:02

    Caro Fildiferro,
    l’analisi di questa bellissima canzone è , come tuo solito, accurata e appassionata.
    Vorrei, però, invitare te e gli altri a un’osservazione che mi preme molto , essendo io particolarmente affezionato a questo brano che considero uno dei piccoli capolavori di Mimmo e dei TP : Non sono d’accordo a catalogarlo nel filone ‘sdegnu’… ! ( Semmai potrei collocarlo in quello della ‘spartenza’ ).

    Tutte le canzoni di ‘sdegnu’, e sono tante nelle tradizioni popolari, presentano una caratteristica che non posso assolutamente ravvisare in questa !.... Mi spiego : in questo genere di canzoni dev’essere presente un momento di rivalsa , di ripensamento su quello che è stato , e certamente un certo grado di rancore, seppur momentaneo, verso la persona che si era precedentemente amata. Mi viene in mente : “ L’amuri è fattu comu a n’armacera , si fa ‘nta n’annu e si spascia ‘nta n’ura ….. quando potivi lu focu astutari cu ‘nu bicchieri d’acqua non volisti / mo’ cerchi di rimediari , rimedia quantu voi ma mi perdisti…”. In questo caso il cambio di direzione è chiaro e forte ; l’amore è sfumato,anzi irrimediabilmente crollato come un muro di pietre sovrapposte…. ma anche nei testi in cui l’amore rimane forte e il dolore grande , ci deve essere, ripeto, almeno un momento di rancore , di ripensamento , di rivalsa , per quanto possano essere tali sentimenti semplicemente consolatori.

    Nulla di tutto ciò io posso riscontrare in “Passeggera”.

    Dalla prima all’ultima parola e nota , l’amata rimane sempre e solo “ gioia mia” ; l’amore è intatto, neppure una vibrazione lo scalfisce di un solo granello! Qualunque cosa sia accaduta, nulla è cambiato nel sentimento , nonostante l’enorme intensità di questo oceanico dolore di distacco. Avveleno tutto , persino le strade dove passo e le cose su cui poso gli occhi,avveleno innanzitutto me stesso perché l’amarezza è troppo grande, ma non solo non avveleno, ma neppure sfioro la persona e quello ch’è stato con un pensiero che non sia sempre e soltanto d’amore intatto!

    La provvisorietà contenuta nel titolo non va a intaccare la durata del sentimento, ma solo quella della vicinanza , del contatto, della strada percorsa insieme. La canzone non ci dice perché nè da cosa questa strada sia stata interrotta , non ci sono informazioni nel testo. Quello che c’è , invece, quello che la canzone ci mostra , pur se in mezzo al lancinante dolore ad ogni “pedata”, è la continuità del sentimento. Anche la rabbia è tanta e palpabile, ma verso chi o cosa ? Non viene detto. Forse verso la vita, il destino, la sfortuna o quello che sia, ma essa non ha in alcun modo come destinatario la persona amata , neppure per un istante, in nessuna sillaba ! (Se qualcuno di voi riesce a ravvisare da qualche parte questo collegamento , me lo faccia notare , parliamone, ma io non lo vedo e non lo sento)……

    Il testo è chiaro in questo : Anche se devo andarmene piangendo per la “via mia”, tu resti sempre la mia “gioia” , da cui “m’arrassu”.

    “Passeggera” è per me una bellissima canzone d’amore. D’Amore.

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  3. Caro Francesco Franco,
    probabilmente hai ragione tu, della classica canzone di “sdegnu” qui manca l'elemento essenziale, il rinnegare l'amata.
    Anche se... qualcosa di quel che tu non riscontri a me pare ci sia, almeno implicitamente: la strada che si è abbandonata viene definita passeggera, effimera, mentre “la via mia” rimane un'altra.
    E lo sgorgare di tutto questo veleno avrà pure un'origine, no? Se la causa della separazione fosse diversa, non potrebbe non esserci preoccupazione, trepidazione per le sorti dell'amata lontana; qui invece rimane solo, inestinguibile, uno slancio d'amore che si esprime nell'inciso “gioia mia”, come una invocazione ideale che prescinde dall'amarezza per ciò che è avvenuto.
    Val la pena di notare, tra l'altro, che questo inciso non è presente nelle varie versioni tradizionali che si trovano sul web: è un'aggiunta di Mimmo, tipica della sua poetica sempre sensibile alle sfumature e alle ambivalenze dei sentimenti.
    Tuttavia, quel che a me affascina di più in questa canzone - amore o sdegno che sia - è il livido clima post-apocalittico che promana dalla visione dei fiotti di veleno che contaminano il mondo; uno scenario da day after, che i suoni elettronici e le luci sciabolanti della versione di quest'anno sottolineano in modo inquietante, e che dice tutta l'enormità del rimpianto rabbioso di un innamorato deluso.
    Io, almeno, la vedo così. Ma che le canzoni di Mimmo si prestino a interpretazioni diverse lo sappiamo da sempre, ed è proprio per questo che non ce ne stanchiamo mai, no?

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    1. Francesco Franco10 aprile 2013 17:23

      Caro Fildiferro,
      fai bene a insistere sull'enormità della rabbia così bene dipinta in questa specie di girone infernale del dolore , quasi da effetti speciali cinematografici! Perchè è proprio in questo che io trovo la conferma a quello che , peraltro, avverto a pelle nella canzone.Proprio una rabbia così grande, così straripante da annegare il mondo e avvelenarlo , doveva per forza far trasparire un benchè minimo risentimento verso la persona amata. Ma non accade.
      La rabbia non è per lei, la provvisorietà della strada non la rende effimera, è necessità! Una necessità che non conosciamo, ma che può conciliare tanto dolore e tanto veleno con la continuità e tenerezza del sentimento. La "via mia" , dove me ne vado piangendo, non è esibita, ma subita, accettata come destino ineludibile.

      Dici bene sull'ambivalenza delle canzoni dei Nostri TP, sulla varietà delle sfumature : ricordi quante e quanti scenari diversi discutemmo a suo tempo su 'Corvu Nigru' ? .....
      Ma su "Passeggera" non sono disponibile :-)........ se non al piacere di dialogare con te!...:-).
      A presto

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  4. A proposito di versioni trovate sul web: ce n'è una che reca questo verso
    "chi ncì vida l'imbelenarria"
    con questa traduzuine
    "chi ne beva si avvelenerebbe";
    e dunque quel che all'ascolto abbiamo interpretato come "vida" potrebbe essere inteso così?

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  5. Francesco Franco10 aprile 2013 17:33

    Le versioni dei testi popolari sono davvero tante, come dicevamo tempo fa...
    Possiamo prendere nota anche di questa, ma non mi sembra che si possa tradurre "vida" in una qualche forma del verbo 'bere'. Ci sono zone della Calabria dove quest'ultimo può essere rappresentato da 'viva' ( inf. 'vivire'), ma in presenza della 'd' io conosco solo il collegamento a "vedere"

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    1. Sì, certo, se è una 'd' non si scappa... mi riferivo alla possibilità che fosse in origine un "viva" nel senso di "beva", che poi potrebbe essere diventato "vida" passando di bocca in bocca o di paese in paese - simili slittamenti di consonanti, che determinano corrispondenti scivolamenti di senso, mi sembra non siano infrequenti.

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