Come ci si deve sentire, ad essere un TaranProject, quando si entra in scena dinanzi a a una piazza gremita di fans in spasmodica attesa, avidi di musica, una muta di occhi sgranati?
Più o meno così.
Terrore da palcoscenico?
Nooo, tuttaltro, per i nostri piuttosto un felice bagno di affetto, una gioiosa tempesta emotiva che rinnova ogni sera il miracolo.
La foto, scattata a Scilla la scorsa estate, testimonia che quella fra i TP, il loro pubblico e gli occhiali è una lunga storia, che continua...
Divagazioni
Un calendario dei concerti primaverili dei TaranProject ancora non c'è, sebbene qualche punto fermo sia già stato fissato, e il primo è già prossimo, 2 aprile a Reggio.
Nel frattempo, tuttavia, nessuno dei sette se n'è stato con le mani in mano:
Mimmo ha presentato di recente il suo ambizioso e riuscitissimo Sacro et Profano, col fedele prezioso supporto di Andrea – torneremo a parlarne presto.
Cosimo si concede come ambita e acclamata guest star in una miniserie di concerti dei TaranQuartet: anche questa sera, sabato, a Taverna (CZ).
Giovanna, oltre a vari corsi e seminari di danza, riscatta le Quote Rosa col suo fortunato progetto Farasha: domani festa grande a Roccella, c'è pure Cosimo.
Carmelo è sempre impegnatissimo come mago dei suoni al Nunulab.
Gabriele e Alfredo spaziano tra l'etnica e il jazz in collaborazioni stimolanti, come quella con Nour Eddine nei Makam, che si riproporrà a maggio.
E finalmente fra dieci giorni li avremo di nuovo tutti assieme sul palco!
Nel frattempo, tuttavia, nessuno dei sette se n'è stato con le mani in mano:
Mimmo ha presentato di recente il suo ambizioso e riuscitissimo Sacro et Profano, col fedele prezioso supporto di Andrea – torneremo a parlarne presto.
Cosimo si concede come ambita e acclamata guest star in una miniserie di concerti dei TaranQuartet: anche questa sera, sabato, a Taverna (CZ).
Giovanna, oltre a vari corsi e seminari di danza, riscatta le Quote Rosa col suo fortunato progetto Farasha: domani festa grande a Roccella, c'è pure Cosimo.
Carmelo è sempre impegnatissimo come mago dei suoni al Nunulab.
Gabriele e Alfredo spaziano tra l'etnica e il jazz in collaborazioni stimolanti, come quella con Nour Eddine nei Makam, che si riproporrà a maggio.
E finalmente fra dieci giorni li avremo di nuovo tutti assieme sul palco!
Venerdì a Manfredonia
Il titolo della rassegna è Gargano: Porta di Pace, e raduna in un'unica serata nomi prestigiosi in rappresentanza delle varie regioni mediterranee. Tra questi i TaranProject, al primo appuntamento festivaliero del 2014.
La più bella
Intendo la foto (opera di Pino Passarelli), senza dubbio tra le più suggestive viste negli scorsi mesi, che ritrae Giovanna nel vortice dei suoi muccaturi, durante Passeggera.
Perché se avessi voluto riferirmi a Giovanna Scarfò definirla “la più bella” non sarebbe bastato: c'è da aggiungerci anche “la più brava”, e “la più amata”.
Con i TaranProject Giovanna canta, fa le controvoci, compone, inventa coreografie, danza, dialoga con il pubblico, perfino disegna e confeziona da sé gli abiti che indossa in scena. Sa fare tutto e fa tutto in modo perfetto.
Eppure è ben lungi dall'essere la precisina prima della classe, perché quel che in lei oltrepassa e travolge ogni altra qualità sono la vitalità e la passione che trasmette, come una prodigiosa fonte di energia pulita e sempre rinnovabile, regalata a tutti, sopra e sotto il palco.
E poi oggi è il 22 febbraio.
Perciò Buon compleanno, Giovanna!
Perché se avessi voluto riferirmi a Giovanna Scarfò definirla “la più bella” non sarebbe bastato: c'è da aggiungerci anche “la più brava”, e “la più amata”.
Con i TaranProject Giovanna canta, fa le controvoci, compone, inventa coreografie, danza, dialoga con il pubblico, perfino disegna e confeziona da sé gli abiti che indossa in scena. Sa fare tutto e fa tutto in modo perfetto.
Eppure è ben lungi dall'essere la precisina prima della classe, perché quel che in lei oltrepassa e travolge ogni altra qualità sono la vitalità e la passione che trasmette, come una prodigiosa fonte di energia pulita e sempre rinnovabile, regalata a tutti, sopra e sotto il palco.
E poi oggi è il 22 febbraio.
Perciò Buon compleanno, Giovanna!
Voce, chitarra e anima
Resoconto d'eccezione della presentazione romana di Sacro et Profano. Merito di Giuseppina e Piero, cronista e fotografo speciali, perché alla qualità professionale di racconto e immagini aggiungono conoscenza approfondita e autentica passione.
Tempo fa, in un'afosa serata d'agosto, mi ritrovai con un amico a parlare di Mimmo Cavallaro e della sua "ascesa" al successo. Quest'amico mi disse:
- Beh, io preferivo Mimmo ai tempi in cui cantava "nte jhumari".
Al momento mi accontentai di una semplice spiegazione: prima dell'esplosione della musica popolare come fenomeno di massa, molti suonatori e cantatori si riunivano nelle case di campagna, e con l'aiuto del vino offerto dal padrone di casa ridavano vita tutti insieme ai vecchi canti del popolo contadino, quei canti e quelle melodie che ormai conoscono solo gli addetti ai lavori.
Qualche mese più tardi casualmente un altro amico mi segnalò un libro-registrazione di antichi canti e suonate per chitarra battente: si trattava di "A chitarra do vinu" di Valentino Santagati e Anna Cinzia Villani, ottima raccolta di canti e suonate che ebbe, fra le altre cose, il pregio di farmi conoscere e riconoscere la provenienza delle melodie della battente, oppure gli assolo degli strumenti a fiato dei TaranProject.
Oltre a questo, il testo e l'ascolto dei cd attirarono la mia attenzione verso il paziente e importantissimo lavoro di raccolta e conservazione del patrimonio musicale orale calabrese, e mi soffermai sull' indiscusso valore sociale e culturale dei ricercatori contemporanei, che salvano pezzi di storia della Calabria dall'oblio e dall'effetto nefasto della modernità.
Da casuale che era, la lettura del testo divenne importante tappa per tentare di comprendere il primo lavoro di ricerca e conservazione di Mimmo.
Appena presentato a Roma alla presenza di un'accattivante troupe del TG2, "Sacro et Profano" è una raccolta di vecchi canti di vario tipo: di lavoro, di emigrazione, di tradizione religiosa natalizia e pasquale, di amore e sdegno. E' il frutto di anni di ricerca, di registrazione di vecchi canti e di studio, e porta impressa l'esperienza derivante dalla lettura di vari testi fra i quali quello di Santagati che ho avuto la fortuna e il piacere di leggere anch'io, e che consiglio a tutti voi.
Non manca in questa raccolta la qualità degli accompagnatori ai vari strumenti (Daniela Bonvento alla lira, Cosimo Papandrea all'organetto, Francesco Loccisano alla chitarra battente, Andrea Simonetta alla chitarra classica, Gabriele Albanese ai fiati e alla direzione del coro polifonico Maria SS. del Rosario di Cittanova), non manca un'intuizione di grande respiro umano, sociale e culturale, non manca la splendida e intelligente idea di ridare voce e vita alle minoranze linguistiche calabresi, (gracaniche e arbereshe), non manca la profondità dello studio effettuato nel corso degli anni, tanto che la mini-prefazione nel libretto accluso al cd è dell'etnologo Vito Teti, non manca infine la partecipazione di rappresentanti importanti e autorevoli come il grecanico Ciccio Nucera nel canto "Amuri amuri", il calabrese arbereshe principe Francesco Maria Frega D'arberia in "Svegliati amore" e il siciliano Mario Incudine in "Emigrazione".
E ultimo, ma non ultimo, uno degli anziani suonatori di chitarra battente delle Serre Calabresi, quel Concezio Cannatelli che largamente contribuì al testo del Santagati, e che ci regala un brano per chitarra battente.
C'è in questo lavoro di Mimmo Cavallaro un ritorno alle radici, c'è un calmo e quieto riappropriarsi del tempo, della musica, delle parole e della storia.
E' insomma, il Mimmo Cavallaro che cantava "nte jhumari".
Messo da parte il tamburello e messa da parte la tarantella, quel che rimane è il suono e la poesia verace del popolo contadino... restano solo voce d'angelo, chitarra e anima.
Tempo fa, in un'afosa serata d'agosto, mi ritrovai con un amico a parlare di Mimmo Cavallaro e della sua "ascesa" al successo. Quest'amico mi disse:
- Beh, io preferivo Mimmo ai tempi in cui cantava "nte jhumari".
Al momento mi accontentai di una semplice spiegazione: prima dell'esplosione della musica popolare come fenomeno di massa, molti suonatori e cantatori si riunivano nelle case di campagna, e con l'aiuto del vino offerto dal padrone di casa ridavano vita tutti insieme ai vecchi canti del popolo contadino, quei canti e quelle melodie che ormai conoscono solo gli addetti ai lavori.
Qualche mese più tardi casualmente un altro amico mi segnalò un libro-registrazione di antichi canti e suonate per chitarra battente: si trattava di "A chitarra do vinu" di Valentino Santagati e Anna Cinzia Villani, ottima raccolta di canti e suonate che ebbe, fra le altre cose, il pregio di farmi conoscere e riconoscere la provenienza delle melodie della battente, oppure gli assolo degli strumenti a fiato dei TaranProject.
Oltre a questo, il testo e l'ascolto dei cd attirarono la mia attenzione verso il paziente e importantissimo lavoro di raccolta e conservazione del patrimonio musicale orale calabrese, e mi soffermai sull' indiscusso valore sociale e culturale dei ricercatori contemporanei, che salvano pezzi di storia della Calabria dall'oblio e dall'effetto nefasto della modernità.
Da casuale che era, la lettura del testo divenne importante tappa per tentare di comprendere il primo lavoro di ricerca e conservazione di Mimmo.
Appena presentato a Roma alla presenza di un'accattivante troupe del TG2, "Sacro et Profano" è una raccolta di vecchi canti di vario tipo: di lavoro, di emigrazione, di tradizione religiosa natalizia e pasquale, di amore e sdegno. E' il frutto di anni di ricerca, di registrazione di vecchi canti e di studio, e porta impressa l'esperienza derivante dalla lettura di vari testi fra i quali quello di Santagati che ho avuto la fortuna e il piacere di leggere anch'io, e che consiglio a tutti voi.
Non manca in questa raccolta la qualità degli accompagnatori ai vari strumenti (Daniela Bonvento alla lira, Cosimo Papandrea all'organetto, Francesco Loccisano alla chitarra battente, Andrea Simonetta alla chitarra classica, Gabriele Albanese ai fiati e alla direzione del coro polifonico Maria SS. del Rosario di Cittanova), non manca un'intuizione di grande respiro umano, sociale e culturale, non manca la splendida e intelligente idea di ridare voce e vita alle minoranze linguistiche calabresi, (gracaniche e arbereshe), non manca la profondità dello studio effettuato nel corso degli anni, tanto che la mini-prefazione nel libretto accluso al cd è dell'etnologo Vito Teti, non manca infine la partecipazione di rappresentanti importanti e autorevoli come il grecanico Ciccio Nucera nel canto "Amuri amuri", il calabrese arbereshe principe Francesco Maria Frega D'arberia in "Svegliati amore" e il siciliano Mario Incudine in "Emigrazione".
E ultimo, ma non ultimo, uno degli anziani suonatori di chitarra battente delle Serre Calabresi, quel Concezio Cannatelli che largamente contribuì al testo del Santagati, e che ci regala un brano per chitarra battente.
C'è in questo lavoro di Mimmo Cavallaro un ritorno alle radici, c'è un calmo e quieto riappropriarsi del tempo, della musica, delle parole e della storia.
E' insomma, il Mimmo Cavallaro che cantava "nte jhumari".
Messo da parte il tamburello e messa da parte la tarantella, quel che rimane è il suono e la poesia verace del popolo contadino... restano solo voce d'angelo, chitarra e anima.
Iscriviti a:
Post (Atom)




