In un lembo remoto d'Italia, la costa jonica calabrese attorno a Locri, è esploso nel 2009 un fenomeno musicale e culturale straordinario. Mimmo Cavallaro con i TaranProject ha tenuto in sei mesi oltre settanta concerti, conoscendo un successo via via sempre più travolgente, fino a suscitare un'autentica passione collettiva.
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Il tango di Cosimo

La storia di questo brano favoloso parte da lontano, nel tempo e nello spazio, e merita di essere raccontata.
Viveva un tempo, circa un secolo fa, in quel che si chiamava allora il Nuovo Mondo, in Argentina, un giovane originario di Palmi, emigrato laggiù appena diciottenne dopo il catastrofico terremoto del 1908.
Antonio Trimboli, qui in una rara foto d'epoca, era un provetto musicista, e fece brillante carriera di suonatore in complessi bandistici. Ma si dilettava anche di poesia: utilizzava la lingua madre, il dialetto calabrese, in quella particolare declinazione arcaica che sovente caratterizza la parlata degli emigranti, che per esser stati disseminati lontano dal loro albero maestro talvolta conservano strenua testimonianza di modi e usanze altrimenti desueti; esprimeva così, nel tentativo di lenirla, la nostalgia struggente per il paese d'origine, dove non ebbe mai la fortuna di tornare.

Le sue liriche solo di recente sono state riscoperte e valorizzate, per merito del palmisano Giuseppe Cricrì, amico di lunga data di questo blog.
E a Giuseppe venne l'idea, qualche anno fa, di proporre i versi di Antonio Trimboli a Mimmo e a Cosimo, che ne facessero magari una canzone; quando mi fece leggere alcune poesie, ci dicemmo che tra tutte una spiccava, che sembrava tagliata su misura per le corde interpretative di Cosimo.
Fummo facili profeti, perché fu proprio così che andò: Cosimo lesse e fu conquistato, ebbe la felice intuizione di ispirarsi agli stilemi del tango per musicare quei versi scritti un secolo fa in Argentina, ideò subito una melodia travolgente delle sue, disegnò un ruolo di rilievo per il sax di Gabriele e la voce di Giovanna, tagliò e cucì il testo qua e là. E aggiunse il verso che connota il pezzo in modo decisivo: “La gonna faci l'unda e la terra trema!”, dove si evoca il rituale del ballo come emblema della fascinazione muliebre.
Così nacque “Gira la testa mia”. Della potenza eversiva, del roteante terremoto di passioni che questo brano sprigiona, si è già detto in sede di presentazione del concerto 2013. Gira la testa anche all'ascoltatore, nei vortici impetuosi in cui la canzone s'intreccia arde e straripa, ma è davvero un dolce naufragar.

Nei commenti, oltre alla traduzione in italiano, è riportata per un interessante confronto la poesia originale del Trimboli, che Giuseppe mi passò.
Qui c'è la versione live del luglio 2013 (video da youtube di Arturo Vampeta), e di seguito il testo.


Gira la testa mia

Comu la luna gira intorn'a terra,
comu gira la terra intorn'o suli,
comu la rota gira intornu all’assu
und'è ch'è trainata di ddui muli.

Comu la testa di nu debituri
chi non havi sordi u jornu d’a scadenza,
comu fusu s’è giuvana chi fila
e di l’anca lu spingi cu' furenza.

La gonna faci l'unda e la terra trema,
la gonna faci l'unda e la terra trema,
comu gira na spera di larogiu
la gonna faci l'unda e la terra trema!


Comu la vampuleja intorn'o lumi,
com'un pavuni chi si pavunija,
nu nimulu, ‘n palorgiu e nu farticchju,
oppuru comu 'na cianfaraneja.

I'ssa manera la me testa gira
intornu allu to nomu, e roci roci
senza riposu, ca lu ciraveju
comu carci nta 'na carcara coci.

La gonna faci l'unda e la terra trema,
la gonna faci l'unda e la terra trema,
comu gira na spera di larogiu
la gonna faci l'unda e la terra trema!


Gira la testa mia com'un palorgiu,
Meluzza, di la sira a la matina,
penzandu a tia ca ti vurria vidiri
mentuta ‘n tronu comu a na regina. 

La gonna faci l'unda e la terra trema,
la gonna faci l'unda e la terra trema,
comu gira na spera di larogiu
la gonna faci l'unda e la terra trema!


Sala prove


I TaranProject in studio, si prepara lo spettacolo estivo 2015.
Prima uscita sabato 1 a Joppolo? E' probabile.

Nel frattempo godiamoci questo video che la Pro Loco di Joppolo presenta ad Expo, con Mimmo in un "Cantu di lu marinaru" acustico, accompagnato da Andrea Simonetta.

Tre cantastorie

Il reggino Fulvio Cama è ideatore e protagonista di questo progetto, che si snoda in dieci serate nei mesi di luglio e agosto: incontri a tema con i più prestigiosi cantori della tradizione, dal decano Otello Profazio ad innovatori come Ettore Castagna e Fabio Macagnino.
Mercoledì 29, sul lungomare di Reggio, con Fulvio e Otello c'è Mimmo Cavallaro,
che del cantare in calabrese è oggi la più matura e fulgida espressione.

Proseguono intanto le serate di Cosimo Papandrea tra pub, ristoranti e lidi: oggi al Solleone di Marina di Gioiosa, domani al La Perla di Siderno.

Le piazze di Carmelo

La storia dell'Arte annovera esempi illustri di pittori che hanno ritratto più e più volte lo stesso soggetto, per fascino o per ossessione o per puntiglio; tra le più celebrate è la serie impressionista delle vedute della Cattedrale di Rouen, prodigiosa riflessione sullo sguardo e la luce: Claude Monet la dipinse in una quarantina di quadri, alle varie ore del giorno e nelle varie condizioni meteo; qui al mattino, in pieno sole.

Similmente, Carmelo Scarfò, dal palco dei TP, va compilando la sua serie fotografica di vedute del pubblico in piazza, belle istantanee che colgono il momento trepidante in cui un insieme eterogeneo di persone trova l'accordo sulle prime note e si trasforma in “pubblico”, quando inizia il rito del concerto.



La comparsa dello scatto di Carmelo su Facebook è ormai attesa e salutata da molti come un appuntamento immancabile.
Qui esposti sono i due esemplari più recenti, con le platee di San Mango d'Aquino e di Varapodio.


Durante il concerto, poi, smessi i panni del vedutista, ritorna il Carmelo grillo salterino dei vecchi tempi!

domenica a Varapodio